per un’umanità che ride sempre meno.

Riflessioni disegnate in libertà...senza esagerare

dicono di me...

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Grande e grosso, sembrava un gattone che fa le fusa. “Sei Sabino – chiese – il direttore mi ha detto che sarai tu a farmi la presentazione. Trattami bene, mi raccomando. Non essere cattivo con me – aggiunse – perché io sono buono con tutti” e si fece una gran risata. Così ho conosciuto Luciano Ridolfi. Ma le sue vignette già le conoscevo. Da più di un mese, ogni mattina, le vedevo sul giornale. Ridolfi ha avuto fin da bambino, Forattini come suo idolo ed ogni giorno rubava il giornale al nonno per guardarsi e studiarsi le vignette del grande maestro. Da quella esperienza fino ad oggi ha imparato molto. Ad affinare il suo disegno. A guardarsi dentro. E a saper riconoscere e coltivare quello scatto improvviso che gli consente di associare in un lampo l’immagine della vignetta ad una battuta robusta. Lo fa con un giusto equilibrio tra testo scritto e disegno. E con un tratto fine ed elegante. Accanto alla matita, Luciano utilizza la penna ad inchiostro gel liquido, perché l’inchiostro asciuga subito, non sbiadisce ed è brillante. Il libro “Le Ridolfiadi” raccoglie cinquanta vignette che raccontano, commentano ed interpretano la sanità, la cronaca, gli avvenimenti politici. Con un’ironia bonaria ed una satira graffiante ed amara. C’é in Ridolfi un’anima popolare che esplode in un’improvvisa risata. C’è il gusto spavaldo dell’esagerazione, un po’ guascone. C’é l’invenzione folgorante, con un intreccio fantastico di fatti concreti ed elementi surreali. Si veda, ad esempio, la stupefacente vignetta che racconta il brutto gesto in una tappa del Tour de France del campione americano Lance Armstrong nei confronti del corridore setino Filippo Simeoni. O quelle indimenticabili sulla sanità e sulle carenze dei servizi nella città di Latina. Nel commento delle vicende politiche, Luciano Ridolfi ci offre una galleria straordinaria di personaggi. L’uomo politico lo incuriosisce e lo interessa. Gli basta un tocco, una linea, un tratteggio e dai volti, dall’espressione, dalla postura dei singoli personaggi puoi cogliere con immediatezza furbizia ed ingenuità, arroganza e fragilità, candore e faccia tosta, stupore, diffidenza e rassegnazione. Luciano ironizza e si diverte come un matto, specie quando commenta i duelli infiniti dei politici e degli amministratori pontini che amplifica ed enfatizza per meglio colpire. Non c’é retorica. Il problema etico? Ridolfi non se lo pone. Questo non significa che non c’é. Semplicemente non se lo pone. Semmai è una questione che riguarda il lettore. Non ci sono lamenti. Non ci sono invettive. C’é un elegante leggerezza. E così l’ironia e la satira non sconfinano mai nel sarcasmo e nella commiserazione. Raramente Luciano Ridolfi usa il bastone. Lo fa quando proprio non ne può più.

Prof. Sabino VONA - critico letterario

 

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